Carissimi,

qualche riga sull’Afghanistan, da cui sono tornata domenica: non un aggiornamento generale sul programma, prendetelo piuttosto come il mio personalissimo racconto di questi giorni. Ogni volta penso che vorrei riuscire a mettervi in valigia, e le parole sarebbero inutili. Vedreste da voi qual è l’impatto di quel progetto: non solo i numeri dei pazienti (che pure sono impressionanti), ma la cura che Emergency dedica a ogni singola persona. Nel bagaglio non ci state, quindi proviamo così.

Centro chirurgico di Kabul. L’ospedale è molto bello e ben tenuto. E’ sempre un’emozione vedere i “vecchi” del progetto: i nostri giardinieri disabili, i cleaner senza braccia ma con una passione e una professionalità difficile da descrivere, gli infermieri e i chirurghi della prima ora, le lavandaie che ti riempiono di baci. E’ sempre un’emozione vedere la tomba coperta di stracci e bandiere, nel punto del giardino in cui un razzo uccise cinque bambini nel 1992, e rimane lì, memoriale dedicato a tutte levittime.

Il Centro è pieno di pazienti, esclusivamente feriti di guerra. Una storia per tutti: nella corsia C, quella dedicata a donne e bambini,c’è un’anziana signora che vive non lontano da Kabul; la sua casa è stata colpita da una bomba (americana, dice lei) che ha ferito sei persone, ne ha uccisa una, e le ha portato via il braccio destro. Nel letto di fianco c’è una ragazzina, grande sorriso e orecchini rossi: una mina antiuomo, messa da chissà chi, chissà quando, le ha riempito l’addome di schegge. Per me è sempre sorprendente vedere queste donne mai viste prima che ti accolgono come ti aspettassero da sempre: “Vieni, siediti qui sul letto, come ti chiami, quanti figli hai, vuoi un po’ di ceci secchi?”.

Centro medico chirurgico di Anabah. Gli alberi del giardino sono carichi di mele, i pazienti si godono gli ultimi fiori prima dell’inverno. Anche qui, l’ospedale è in ottimo stato e pieno. Una storia per tutti: è arrivata una ragazza incinta, portando la figlia piccola che aveva bisogno di un intervento chirurgico per un ascesso. Mentre la bambina era ricoverata, la madre ha rotto le acque: ha attraversato il cortile e ha partorito nel Centro di maternità. Adesso sono tutti e tre in corsia: la mamma, la bimba e il neonato. La Maternità, dalla scorsa settimana, ha una nuova terapia intensiva neonatale con tre incubatrici, i letti per le mamme, l’isola neonatale e la postazione per le infermiere..appena inaugurata, è già piena. D’altronde, nel Centro ormai nascono quasi dieci bambini ogni giorno..

Centro chirurgico di Lashkar-gah. A Lashkar gah purtroppo non sono potuta andare, per motivi di tempo.Ma vi do un numero che la dice abbastanza lunga: 64 ricoverati, tra cui 8 donne e 29 bambini sotto i 14 anni.

Tutti gli internazionali nei tre ospedali stanno facendo un lavoro splendido. Sono proprio delle belle persone, appassionati, motivati, instancabili. Mentre ripartivo, all’aeroporto di Kabul, un doganiere ci ha fermato indicando il nostro badge di Emergency: “Mia moglie era malata, è stata ricoverata due volte in Panshir:qualsiasi cosa vi dovesse servire in aeroporto, chiamatemi, eh! E grazie per quello che fate per la nostra gente”.

Il suo grazie, lo giro a voi.

Articolo di Cecilia Strada di ritorno dall’Afghanistan

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