Gino Strada riceve a Seul il Premio “Sunhak Peace” 2017

Oggi a Seul, in Corea del sud, Gino Strada, chirurgo e cofondatore di EMERGENCY, ha ricevuto il Premio “Sunhak Peace”, assegnato ogni anno a individui e organizzazioni che si sono distinti per l’importante contributo alla pace e allo sviluppo umano.

“Le cure offerte in prima linea alle vittime dei conflitti”, “la difesa dei diritti e della dignità delle persone attraverso la garanzia del diritto alla cura”, “l’impegno culturale contro la guerra e per la messa al bando delle mine antiuomo”: sono queste le motivazioni che hanno portato all’assegnazione del premio a Gino Strada. Dall’anno della sua fondazione nel 1994, EMERGENCY ha offerto cure gratuite e di alta qualità a 8 milioni di persone in 17 Paesi.

“E’ un onore per me ricevere il premio Sunhak Peace, specialmente in un momento storico segnato sempre più da guerre e violenze, nel quale parlare di pace viene percepito come irreale e utopico” afferma Gino Strada durante il discorso di premiazione. “Otto individui detengono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone, metà della popolazione mondiale. Nel frattempo, ogni giorno, 1 persona su 9 va a letto affamata. Siamo ancora sorpresi che sempre più esseri umani intraprendano viaggi pericolosi e lottino per cercare un futuro migliore? Chi è stato costretto ad abbandonare la propria casa aveva il sogno di vivere in pace, siamo sordi di fronte alle loro speranze” ha spiegato.

Il premio “Sunhak Peace” 2017 vuole contribuire alla ricerca di una soluzione pacifica alla più grande crisi dei rifugiati dall’epoca della Seconda guerra mondiale: nel 2015 oltre 65 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

“È necessario per noi cittadini di tutto il mondo avere chiaro il valore della vita di ciascun essere umano. Attraverso la solidarietà e la cooperazione dobbiamo risolvere questo problema insieme” spiega Il-Sik Hong, ex Presidente dell’Università di Corea a Seul e Presidente del Comitato del Premio “Sunhak Peace”.

La cerimonia di premiazione del Sunhak Peace Prize 2017 si è svolta durante il ‘Universal Peace Federation World Summit 2017’, alla presenza di oltre 800 persone tra cui ministri, parlamentari, esponenti del mondo accademico e organizzazioni umanitarie provenienti da oltre 100 paesi del mondo.

Gino Strada conclude il suo discorso con un appello speciale. “Se vogliamo lavorare per la sopravvivenza del genere umano, l’abolizione della guerra è necessaria e inevitabile. Con questo obiettivo, EMERGENCY sta lavorando per lanciare una campagna internazionale che coinvolga personalità di fama mondiale e cittadini comuni. Può sembrare un’utopia, invece si tratta di un obiettivo realistico e raggiungibile. Spetta ai cittadini del mondo agire e conquistare la pace. Rinunciare alla logica della guerra e praticare la fraternità e la solidarietà non solo è auspicabile ma necessario se vogliamo che l’esperimento umano continui. Sono molto felice oggi di avere la possibilità di invitare tutti voi ad unirvi allo sforzo di EMERGENCY.”

Insieme a Gino Strada è stata premiata la dottoressa Sakena Yacoobi, la “madre dell’educazione afgana”, per aver “sviluppato programmi educativi innovativi: l’Afghan Institute of Learning da lei fondato ha offerto istruzione e servizi sanitari a oltre 13 milioni di rifugiati.

EMERGENCY a Erbil per garantire assistenza medico-chirurgica ai feriti dei combattimenti di Mosul

Con l’intensificarsi del conflitto a Mosul e il peggioramento della crisi umanitaria, il 15 gennaio, d’intesa con il Dipartimento di Salute del Kurdistan Iracheno, EMERGENCY ha iniziato a lavorare presso l’Emergency Hospital, il Centro Chirurgico di Erbil, Nord Iraq, per garantire assistenza medico – chirurgica alle vittime del conflitto.

Mesi e mesi di combattimenti – un’offensiva dell’esercito iracheno nel tentativo di strappare Mosul a Daesh (ISIS) -hanno ridotto allo stremo la popolazione, intrappolata tra le linee del fronte. Le aree abitate dai civili vengono attaccate indiscriminatamente e i residenti in fuga utilizzati come scudi umani: dall’inizio di dicembre 2016 i combattimenti hanno causato almeno 3.125 feriti (fonte Ministero della Salute).

“Abbiamo deciso di intervenire per rispondere alle crescenti necessità di chirurgia di guerra. La popolazione di Mosul convive ormai con una guerra cruenta. Le persone che hanno bisogno di cure medico-chirurgiche arrivano con difficoltà presso gli ospedali e a loro volta le strutture sanitarie locali, i medici, gli infermieri, stanno cercando di tenere il passo con il flusso dei feriti, che continuano ad aumentare. Vogliamo essere sicuri che i civili colpiti dal conflitto abbiano accesso a cure gratuite e di qualità” spiega Emanuele Nannini, Vice Coordinatore Ufficio Umanitario EMERGENCY.

Gli ospedali vicini alle aree abitate sono inaccessibili o non funzionanti, molti pazienti muoiono a causa della mancanza di cure mediche immediate e dei lunghi tempi di trasferimento necessari per raggiungere strutture adeguate. Nonostante le autorità sanitarie nazionali stiano lavorando affinché possano ricevere cure mediche tempestive, al momento i feriti arrivano presso i cosiddetti Trauma Stabilitazion Points, vicini alle linee del fronte, nei quali viene fornita una prima assistenza per poi indirizzare i pazienti presso le strutture di assistenza sanitaria secondaria basate ad Erbil, che sono ormai insufficienti.

Negli ultimi mesi, il numero di pazienti in arrivo all’Emergency Hospital è stato in costante aumento ed EMERGENCY ha deciso di tornare ad Erbil per supportare il sistema sanitario nazionale, fornendo 24 ore su 24 cure medico – chirurgiche gratuite alla popolazione colpita. E lo fa tornando nell’ospedale che aveva costruito nel 1998 per le vittime di guerra e delle mine antiuomo che ha condotto fino al 2005, quando ha trasferito la gestione del centro alle autorità sanitarie locali.

“Torniamo a lavorare a Erbil, nello stesso Centro chirurgico che avevamo aperto nel 1998 e poi affidato alle autorità locali perché il Kurdistan sembrava un paese stabile e sicuro” continua Nannini. “Oggi siamo di nuovo qui, a fare i conti con le terribili conseguenze di una delle più grandi e complesse crisi umanitarie degli ultimi tempi: il conflitto di Mosul”.

Come in tutti i progetti, EMERGENCY si è occupata di ristrutturare l’ospedale, ampliandone il numero dei posti letto, che passano da 24 a 68. Particolare attenzione sarà riservata alla formazione del personale medico in chirurgia di guerra, effettuata dal personale internazionale, per allineare le procedure ospedaliere agli standard internazionali.

Dal 1995 EMERGENCY ha assistito in Iraq oltre 780.000 persone. Attualmente, EMERGENCY gestisce in Iraq un Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale a Sulaimaniya, in Kurdistan. Inoltre, dal 2014 EMERGENCY offre assistenza sanitaria ai profughi iracheni e siriani nei campi delle aree di Arbat e di Kalar.

IN QUESTO ANNO TERRIBILE EMERGENCY RINNOVA IL SUO IMPEGNO DI SEMPRE: PRENDERSI CURA DELLE VITTIME DI GUERRA E VIOLENZE

Sta per chiudersi un anno terribile. I morti di Berlino, Bruxelles, Istanbul, Nizza si sono aggiunti al disgraziato elenco di vittime degli ultimi quindici anni di guerra. Non troppo distanti da noi, gli abitanti di Aleppo sono sotto assedio da mesi, i bambini muoiono di fame. A Mosul si sta consumando un altro massacro di uomini, donne e bambini. In Iraq come in Yemen, l’orrore è all’ordine del giorno. In Afghanistan si combatte sul 90% del territorio, le vittime aumentano al punto che nei nostri ospedali ogni giorno c’è un’emergenza, un ferito su tre, tra i nostri ricoverati, è un bambino. 60 milioni di persone nel mondo sono in fuga e cercano rifugio dalle violenze e dalla povertà, sono troppi anche quest’anno quelli che, invece, hanno trovato la morte.

“Davanti a questa spirale di dolore, paura e violenza, che sembra senza uscita” dichiara Cecilia Strada “Emergency non può che rinnovare l’impegno di sempre: prendersi cura delle vittime, praticare diritti che sono un antidoto alla violenza, lavorare per spazzare la guerra fuori dalle nostre vite. Cancellare la guerra dalla storia non è un’utopia, ma è l’unica possibilità che ci rimane”.